La selezione di aprile

FRANCESCA MELANDRI, Sangue giusto, Rizzoli, 20 €

«Migrare è un gesto totale ma anche molto semplice: quando un vivente in un posto non può sopravvivere, o muore o se ne va».
Qualunque persona di buon senso non può che condividere quanto sostenuto dalla 
voce narrante di questo bel romanzo corale e dimostrarsi solidale con quanti soffrono e fuggono, anche attraverso l’impegno personale e i gesti concreti.
Ma non è facile mantenere il sangue freddo quando una vittima della più grande tragedia del nostro tempo viene a bussare alla porta di casa e a rivelare, insieme alla sua storia, un comune e sconosciuto passato familiare che affonda le sue radici nella guerra d’Etiopia e negli orrori compiuti in Africa dai nostri connazionali. La consapevolezza della propria condizione di uomini bianchi, liberi, moderni e democratici, unita alla sicurezza sulla propria identità personale, due valori forse mai
messi in discussione in quarant’anni di vita, allora, di colpo vacillano e costringono la protagonista e i suoi fratelli a misurarsi sia con la scoperta dell’esistenza di altri consanguinei, sia con la necessità di accettare, e forse comprendere, una storia familiare inimmaginabile e imbarazzante oltre ogni limite.
Un racconto di grande attualità e non impossibile, sempre ben inserito nel racconto della nostra storia nazionale dagli anni Trenta ad oggi.

Elena Rossi

LOLA LAFON, Mercy Mary Patty, Actes Sud, 19.80 €

Mercy Short nel 1690 è accusata di stregoneria a Salem. Mary Jamison è stata rapita dagli indiani nel 1753; entrambe scelgono di non tornare indietro, dichiarandosi più libere fuori piuttosto che a casa. Patty Hearst è la figlia che i genitori non vorrebbero mai avere, la giovane ereditiera che si trasforma nella terrorista Tania per rapinare la banca di cui è direttore il padre della sua amica del cuore. Dopo esser stata rapita da terroristi, che chiedono 40 milioni di dollari per il suo rilascio, dichiara di preferire la lotta a fianco del’Esercito di Liberazione Simbionese.
Lola Lafon ci racconta tre storie vere di ragazze che, in situazioni molto diverse, hanno preferito restare con i peggiori nemici della loro società, rispettivamente i diavoli, gli indiani e i terroristi. E insieme a queste c’è la storia di altre tre donne:
Gene Neveva, una professoressa sessantottina, poi la sua assistente, la giovane Violaine, che devono redigere un report indagando le motivazioni di Patty Hearst per la sua difesa nel processo, e infine la narratrice stessa, che, quarant’anni dopo quest’incontro, con un viaggio in un campus americano, ricuce i fili tra le prime due.
Il libro parla di queste sei donne e delle loro scelte, ma anche di ognuna di noi, dei motivi per i quali abbiamo fatto (e faremo ancora) delle scelte che non sono conformi a quelle che erano attese nel nostro ambiente di origine, nella nostra famiglia.
Sapendo che non è per niente comodo liberarsi da una vita convenzionale ma che per crescere non si può reprimere la voglia di provare nuove strade per seguire il desiderio, anche se questo ci porta a volte a sbagliare.

Maia Giacobbe Borelli

OHRAN PAMUK, Istanbul. I ricordi e la città, Einaudi, 45 €

Forse è così per tutti, ma è certo che la biografia del Premio Nobel turco è imprescindibile dalla storia della amatissima città in cui è nato ed è cresciuto all’interno di una grande famiglia dai valori laici e dalle idee progressiste e filoccidentali.
In più, non tutti sanno che Ohran Pamuk è un pittore mancato. L’artista figurativo che sonnecchia dentro di lui e che gli permette nei suoi romanzi di descrivere con grande maestria colori, emozioni e atmosfere tipicamente visive, si risveglia potentemente in questa nuova proposta arrivando talvolta a ribaltare il rapporto emotivo tra immagine e parola, divenendo quest’ultima mero supporto per una corretta lettura della prima.
Già definita a suo tempo “biografia di una città”, quest’opera esce in una nuova edizione arricchita da 435 immagini in bianco e nero, vecchie fotografie e cartoline antiche che rimandano a un tempo e a un modo di vivere che non esiste più, a luoghi di struggente fascino andati distrutti in nome di una modernità che, oggi, stenta a resistere sotto nuove oppressioni.

Elena Rossi

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