Care socie e cari amiche, siamo spiacenti di comunicarvi che lo spettacolo è stata rimandato a data da definire a causa della situazione sanitaria attuale.
Ci scusiamo per il disagio e comunicheremo la nuova data appena sarà possibile definirla.

In occasione della Festa della Donna
Martedì 10 marzo, ore 18.30
Ambasciata d’Italia a Parigi – 47 Rue de Varenne, 75007 Paris

Posti disponibili limitati
Prenotazione obbligatoria entro il 25 febbraio a postadire@gmail.com

“Laura allo Specchio” dedicato a Laura Betti e Pier Paolo Pasolini

Concerto Spettacolo

Scritto da Fernando Pannullo
da un’idea di Fatima Scialdone
arrangiamenti musicali di Francesco Bancalari
con la partecipazione straordinaria alla chitarra di Fausto Mesolella

Una donna è davanti allo specchio. Laura Betti.
Novello Narciso, si ammira, ammicca, sorride, si gira, rigira, si spoglia, si veste, si interroga, si esalta, si confessa, parla del suo presente, del suo passato. E’ giovane, vitale (siamo negli anni sessanta), è determinata a costruirsi un futuro, a porre basi solide per un futuro artistico esplosivo.
E’ diventata un personaggio arcinoto, strombazzato ironicamente sui giornali, accettato con benevolenza in una ampia cerchia di amici intellettuali,e che intellettuali! Il gota dell’intellighenzia dell’epoca: scrittori, giornalisti, poeti, musicisti. Hanno coniato per lei termini come  “giaguara”, cantante della “dolce vita”.
E’ prepotente, sexy, sfacciata. E’ un “ossimoro vivente”, dice qualcuno. Generosa e strafottente, umile e battagliera… Un personaggio , che lei arricchisce giorno per giorno con connotazioni nuove, stupefacenti, e produce nuovi pettegolezzi, nuovi scandali. E’ anticonformista, protofemminista, e comunista per giunta, usa un linguaggio sboccato. Apriti cielo! Ce n’è abbastanza per essere invisa al perbenismo dell’epoca. E nonostante tutto il can can che suscita, sa di essere una borghese e decisa a restare una borghese. “E’ perfettamente dentro il boom di quegli anni, ne è un prodotto, un emblema”.
Ha qualche perplessità sulla sua identità futura. La turba il fatto che il “ personaggio” anticonformista che cerca di imporre al mondo possa starle un po’ stretto in seguito,  teme che la faccia etichettare in un “certo modo” e che non riuscirà più a scrollarselo di dosso, quel personaggio. Ma non ha paura ,se la ride, non si può ipotecare niente, la vita va inventata giorno per giorno.” L’oggi , l’oggi.. il domani chissà? Il futuro nel limbo dei desideri” .
E’ felice. E’ in un momento di svolta della sua vita. Si è imposta, con uno spettacolo tutto di canzoni, a teatro, uno spettacolo da lei voluto con caparbietà e passione, perseguito per mesi, con richieste pressanti, piccoli ricatti, scenate, finanziato con l’aiuto degli amici del jet set letterario.. Le canzoni sono state scritte per lei dai più prestigiosi “cervelloni”: Moravia  e Pasolini in testa, poi Arbasino, Parise, Soldati, Mauri, Flaiano, Leonetti e Marinuzzi, Nebbia, Umiliani, Carpi ecc.. Tutti coinvolti nel calderone  di “Giro  vuoto” con la complicità di Filippo Crivelli ..” 
E’, ne più né meno, la Mina degli irriverenti- scrive Fofi – Mina piaceva agli intellettuali non essendo un intellettuale; Laura Betti piaceva agli intellettuali essendo un intellettuale.” Scoppia d’orgoglio. E’ la prima One-women–show italiana, ha inventato una forma-cabaret  sconosciuta da noi, anche se praticata da tempo in Francia. E si parla addosso, ne parla col suo “doppio”  nello specchio. E ci rivela di un ‘altra svolta importante della sua vita. L’incontro con Pier Paolo Pasolini, un “veneto” nato a Bologna, che  entra quasi di soppiatto nella sua vita  e vi resta  condizionandola per sempre. Lei diventa , in brevissimo lasso di tempo, la sua” moglie non carnale”, è ancora lontano il tempo in cui sarà definita la “ vedova Pasolini”. Trascorrono anni in un rapporto complicatissimo: litigano come due coniugi, si riappacificano come innamorati, cementano tra tempeste e schiarite la loro “ amicizia”, un legame che ha darà frutti notevoli sul piano artistico. E non si poteva non accennare, anche se solo su un piano onirico, al seguito  drammatico delle due vite , unite nelle vita e nella morte.  
Un cauchemar  premonitore catapulta Laura nell’oscura dimensione del sogno, anzi dell’incubo, ove , ” vive “  la fine tragica di Pasolini, col funerale e l’orazione funebre di Moravia a Campo dei Fiori.
Lo spettacolo ha la struttura del monologo ( in senso stretto  all’inizio, poi, monologo-dialogante), ed è continuamente interrotto, intersecato dalle mitiche canzoni del “ Giro  vuoto” ; non c’è soluzione di continuità tra parola e canto, in una amalgama che coinvolge in modo accattivante, anche se il distacco ironico, mutuato dal modello interpretativo originale, stempera malinconie, inquietudini e talora “ anche l’annuncio di qualche disperazione”. 
Gli elementi di supporto al racconto scenico semplici ed essenziali: uno specchio, fulcro dello spazio-memoria; un grappolo di telefoni di vari colori, filtro del rapporto estroverso e provocatorio con gli “altri” (gli amici, gli scrittori, il regista), e un pianoforte, che accompagna l’esecuzione delle canzoni, con l’ausilio di un musicista-partner.

(da fatimascialdone.com)

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