Recensione di Elena Rossi.

Ragazzo italiano, di GIAN ARTURO FERRARI.

Feltrinelli, 2020.

La lettura di questo romanzo autobiografico è stato per me una vera sorpresa.
La vita di Ninni, bambino del dopoguerra che vive in un piccolo centro della Pianura Padana e durante l’estate trascorre le vacanze nella casa di famiglia in un’Emilia rurale ancora impregnata di valori arcaici ma solidissimi (formidabile la figura della nonna!), muta radicalmente con l’improvviso trasferimento del padre a Milano.
La periferia nebbiosa della grande città, un mondo da scoprire spostandosi in tram da un capolinea all’altro, la scuola come vero ascensore sociale e trampolino verso un orizzonte in cui realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni. Infine, gli studi classici e i bravi maestri che fanno del ragazzo un giovane uomo finalmente libero e consapevole di aver fatto le scelte giuste.
Attraverso la storia di Ninni rivive tutta la storia italiana degli anni della ricostruzione, fatta di durezze, grande fatica e spirito di sacrificio ma ben determinata a svoltare, lasciandosi alle spalle la tragedia della guerra e realizzando tanti nuovi progetti, una storia ancora ben viva nella memoria delle nostre famiglie e a cui, perciò, sentiamo di appartenere.

L’AUTORE
Gian Arturo Ferrari ha insegnato Storia del Pensiero Scientifico all’Università di Pavia ma ha dedicato quasi tutta la vita ai libri, intraprendendo una importantissima carriera editoriale che lo ha portato ai vertici delle più note case editrici italiane. E’stato a lungo direttore generale della Divisione Libri di Mondadori. Questo è il suo primo romanzo.

 

 

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