Recensione di Elena Rossi.

Fedeltà, di MARCO MISSIROLI.

Einaudi, 2019.

È giusto rinunciare a quelle occasioni che la vita ci offre, soprattutto in amore ma
anche nella carriera, occasioni che farebbero la nostra felicità, ma a costo di
distruggere ciò che abbiamo costruito e, soprattutto, di recare un dolore infinito alle
persone che ci amano?
Come si riesce a continuare a vivere dopo una tale rinuncia, ad accettare la vita
giorno dopo giorno, consapevoli che l’occasione è ormai sfumata ma che basterebbe,
(o sarebbe bastato, forse) un po’ di coraggio per compiere quello strappo che
consente di riprendere le redini del proprio destino?
Sono questi alcuni degli interrogativi che si pongono i protagonisti di questo romanzo
corale, dove si intrecciano le vite di personaggi molto diversi per età, cultura,
condizione sociale, tutti accomunati da un compromesso, o da un segreto, un non detto coltivato per tutta la vita. E parrebbe di capire che le nuove generazioni sono
più fragili, non riescono a trovare quell’equilibrio nel compromesso che ha permesso
alla generazione precedente di vivere con dignità e senza troppo rimpianto la propria
esistenza (straordinarie le figure della madre di Anna e del padre di Sofia).
Sullo sfondo una Milano molto viva nei suoi quartieri e sapientemente descritta nelle
sue architetture, e una Rimini fuori stagione finalmente rasserenante.

L’AUTORE
Marco Missiroli è nato a Rimini e vive a Milano, dove collabora col “Corriere della
Sera”. E’autore del bestseller Atti osceni in luogo privato (Feltrinelli 2015), Bianco
(Guanda 2009), Il senso dell’elefante (Guanda 2012).



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